cefalea

CEFALEA


La Cefalea

La cefalea è un disturbo doloroso della testa (talora associato a dolorabilità di faccia e/o collo). È la più comune tra le sindromi dolorose. In Italia colpisce circa dieci milioni di persone in modo episodico, due milioni in modo cronico.
Le cefalee primarie si possono dividere in tre gruppi principali:

• Emicrania
• Cefalea di tipo tensivo (CTT)
• Cefalea a grappolo o Cluster headache

L’emicrania, malattia presente nel 18% delle donne e nel 6% degli uomini, si manifesta ad attacchi ricorrenti, con intensità medio-forte, associati a sintomi neurovegetativi quali nausea, vomito, fotofobia, fonofobia, separati da intervalli liberi (periodi di benessere), ad andamento cronico. Negli ultimi anni vi sono stati molti studi sull'origine dell'emicrania ma non si è ancora arrivati ad un modello unitario.
Per spiegare la fisiopatogenesi dell'emicrania sono state proposte nel corso degli anni 4 teorie principali:

1) teoria periferica o vascolare: alterazione dei vasi cerebrali con un meccanismo di costrizione-dilatazione causa del classico dolore pulsante.

2) teoria trigemino-vascolare, secondo cui delle stimolazioni di alcune fibre trigeminali porterebbero al rilascio da collaterali assonici di alcune sostanze (neuropeptidi) come sostanza P, CGRP e neurochinina A che indurrebbero una cosiddetta "infiammazione neurogena".

3) teoria centrale, secondo cui esisterebbe una condizione di alterata eccitabilità neuronale cerebrale per disfunzione dei canali del calcio o difetto mitocondriale o altro.

4) teoria unificante che considera l'emicrania una patologia poligenica e multifattoriale, cioè causata sia da fattori ambientali sia da fattori genetici in cui sarebbero coinvolti più geni diversi. Secondo tale teoria ci sarebbero degli eventi che partendo dalle aree posteriori del cervello tenderebbero poi a diffondersi ad altre zone tra cui il tronco encefalico e il sistema trigemino-vascolare favorendo alterazioni piastriniche, modificazioni del diametro dei vasi e rilascio di sostanza algogene.
 
Una terapia di profilassi è generalmente indicata non solo quando gli attacchi sono ritenuti frequenti (>3-6/mese) ma anche quando sono presenti due o tre volte al mese di lunga durata (48-72 ore) e/o molto disabilitanti. Una buona risposta al trattamento di profilassi viene definita come una riduzione del 50% della frequenza del numero di attacchi/mese o della loro intensità.


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