sonno

DISTURBI DEL SONNO

 
I disturbi del sonno nell'anziano

L’insonnia è un problema molto sentito nella popolazione oltre i 60 anni. Sebbene l'esatta incidenza non sia ancora nota, si stima che presentano disturbi del sonno circa la metà delle persone con età uguale o superiore ai 65 anni (Foley et al. Sleep 1995; 18: 425-432).
Durante la vecchiaia si presentano delle modificazioni tipiche nelle caratteristiche del sonno.
Il tempo speso negli stadi di sonno lento diminuisce, mentre vi è un associato aumento di risvegli durante il sonno e nel tempo totale di veglia durante la notte.

•  Il sonno si modifica con l’età: in particolare, l’invecchiamento riduce la quantità del sonno notturno per prevalente riduzione del sonno ad onde lente (non-REM 3-4) ed aumento della veglia notturna (WASO: wake after sleep onset).

•  Disturbo dei ritmi circadiani: Un’importante causa dei disturbi del sonno nell’anziano è ascrivibile ad alterazioni dei ritmi circadiani (ASPS), con spostamento dei tempi del sonno verso la prima sera (Ancoli-Israel et al. J Am Geriatr Soc 2005; 53: S264-S271).

Comorbidità
La comorbidità è forse il più importante fattore associato alla difficoltà di dormire nell’anziano.
Le malattie polmonari e la depressione sono associate a disturbi soggettivi del sonno in oltre la metà dei soggetti affetti da queste condizioni.

Parkinson Disease:
L’insonnia è una complicanza frequente nei pazienti affetti dalla malattia di Parkinson ed è caratterizzata dalla difficoltà sia di addormentarsi, sia di mantenere il sonno.
La bradicinesia e la rigidità muscolare possono causare una riduzione dei normali movimenti corporei notturni, con conseguente discomfort ed un incremento del numero dei risvegli durante la notte. La nicturia, il mioclono notturno, il periodico movimento delle gambe durante il sonno, la sindrome delle gambe senza riposo e l'acatisia notturna si aggiungono al quadro delineato.

Alzheimer Disease:
La malattia di Alzheimer è caratterizzata da una profonda rottura nei ritmi sonno-veglia, che diviene sempre più accentuata con il progredire della patologia e che può essere messa in relazione con la riduzione dell’efficacia di sincronizzatori ambientali o della loro percezione, mancanza di adeguata attività fisica e mentale, disfunzionalità dei meccanismi di regolazione circadiana.
Il disturbo cronobiologico definito “sundowning”, la cui sintomatologia è costituita dal manifestarsi di agitazione e stato confusionale all’approssimarsi del tramonto, è spesso osservato in concomitanza con i disturbi del sonno.
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