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MALATTIA DI ALZHEIMER

 

I disturbi psichici e comportamentali
associati al declino cognitivo

Nelle malattie accomunate da un progressivo decademento cognitivo, come le demenze, emergono con il passare del tempo disturbi psichici e comportamentali, più rilevanti nelle fasi avanzate di malattia, che comportano un notevole carico assistenziale per il caregiver. Tali disturbi, spesso indicati con l’acronimo BPSD (Behavioral and Psychological Symptoms of Dementia), includono un insieme eterogeneo di reazioni psichiche, disturbi comportamentali, modificazioni della personalità, che sono denominati con la terminologia utilizzata nella psicopatologia classica, e sono in relazione alle profonde alterazioni strutturali cerebrali ed ai disturbi cognitivi della patologia.

alz_disturbi2I BPSD aumentano le difficoltà di gestione della persona in ambito domestico, sono determinanti primari per la istituzionalizzazione del paziente, e rappresentano un elevato disagio sia per il paziente che per il caregiver. Mentre quadri depressivi, disturbi d’anzia ed apatia dominano in fase iniziale di malattia, irrequietezza, agitazione, irritabilità, allucinazioni e deliri prevalgono negli stadi più tardivi. Nelle fasi più avanzate compaiono altresì alterazioni del ritmo sonno-veglia, a causa delle modificazioni biologiche delle aree cerebrali deputate alla regolazione dei ritmi circadiani. Durante la giornata prevale una certa tendenza alla sonnolenza ovvero a periodi di sonno, mentre nelle ore notturne si osserva una difficoltà ad un regolare ritmo del sonno, con tendenza a frequenti risvegli e difficoltà al riaddormentamento, aspetti che sfociano in una inversione del ciclo veglia-sonno. Spesso compare il fenomeno del sundowning (=tramonto), cioè una condizione di agitazione ed irrequietezza sul finire della giornata, con difficoltà ad iniziare il riposo notturno, dopo una giornata passata ‘a sonnecchiare’. Queste modificazioni condizionano pesantemente il comportamento della persona nel proprio ambito familiare, aggravano i problemi di cognitività e precludono spesso la possibilità di continuare a ‘gestire’ l’ammalato presso il proprio domicilio. Ne deriva un rilevante carico assistenziale per il caregiver, fino alla concreta impossibilità di accudire alle irregolari abitudini della persona ammalata, che sfocia di frequente nel ricovero del paziente in istituti di assistenza e cura.

I BPSD richiedono pertanto un adeguato trattamento, che consiste in primo luogo nella identificazione dei fattori scatenanti (talvolta da ricercare nello stretto ambito di vita del paziente), a rimodulare il comportamento dei familiari e degli assistenti, e quindi nell’impostazione di una terapia farmacologica specifica. Questa viene attuata mediante l’utilizzo di farmaci sedativi, rappresentati dagli antipsicotici di vecchia e nuova generazione utilizzati per la cura delle analoghe manifestazioni psichiatriche (psicosi). Tuttavia questa classe di farmaci ha un elevato rischio di effetti collaterali, per cui il loro impiego va attentamente personalizzato al fine di evitare una jatrogenicità sovrapposta (ad es. effetti extrapiramidali derivanti dall’impiego protratto).  

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