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MALATTIA DI ALZHEIMER

 

La progressione dei disturbi della memoria

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito i criteri per la definizione della demenza. Si tratta di un declino intellettivo che interessa domini cognitivi multipli a seconda della fase di malattia, di cui almeno uno è rappresentato dalla compromissione della memoria, con un’importante ripercussione sulle attività quotidiane, sulla vita sociale, familiare e lavorativa della persona.

La definizione delle demenze non differisce sostanzialmente nei criteri diagnostici dei due principali sistemi nosografici internazionali, il DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual 4th edition) e la ICD-10 (International Classification of Diseases, 10th edition) (vedi tabella). I criteri includono la presenza di deficit cognitivi (memoria + almeno uno dei seguenti: afasia, aprassia, agnosia, disturbo delle funzioni esecutive) che rappresentano un declino significativo rispetto alle condizioni pre-morbose e si riflettono negativamente sulla vita quotidiana.


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Per la malattia di Alzheimer vengono in genere seguiti i criteri diagnostici stabiliti dal NINCDS-ADRDA (National Institute of Neurological, Communicative Disorders and Stroke-Alzheimer’s Disease and Related Disorders Association) (McKhann et al, 1984). In presenza di un declino cognitivo documentato dal Mini-Mental State Examination (MMSE) e confermato dai test neuropsicologici, con la compromissione di 2 o più aree cognitive, decorso progressivo, assenza di disturbi sistemici o cerebrali responsabili, evidenza di atrofia cerebrale, la diagnosi di malattia di Alzheimer è probabile; la diagnosi è invece possibile se esordio, presentazione e decorso sono inusuali, il deficit cognitivo è isolato, ancorché graduale e progressivo.
L’inizio delle alterazioni cerebrali tipiche della demenza di Alzheimer avviene molto prima dell’esordio clinico dei sintomi, ed è identificato nel cosiddetto declino cognitivo lieve (MCI). Tale quadro è molto eterogeneo, e varia da soggetto a soggetto: in alcuni casi anticipa una evoluzione in malattia di Alzheimer, mentre in altre persone è semplicemente una condizione ‘benigna’ - abbastanza simile al naturale invecchiamento mentale.
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L’evoluzione naturale della malattia di Alzheimer si configura con un decorso progressivo, con una perdita di memoria, soprattutto a breve termine, disturbi dell’orientamento spaziale e temporale, disturbi delle gnosie, del linguaggio e delle prassie; alterazioni del ciclo sonno-veglia, e disturbi psichici e del comportamento (Feldman & Kertesz 2001). Nelle forme familiari, in cui è presente una predisposizione genetica, l’esordio clinico è più precoce (prima dei 60-65 anni) ed il declino cognitivo più rapido.

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