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STRESS

Lo stress è difficile da definire. Secondo quanto indicato da Hans Selye, considerato il fondatore del moderno studio dello stress, esso rappresenta una risposta non specifica di un soggetto a qualsiasi richiesta impegnativa dall'ambiente esterno (definita come stressor). 

 

Si tratta di un processo naturale che mette in condizione l’organismo di rispondere ad una richiesta dell’ambiente in cui vive, una piccola quantità di stress, quindi, può essere positiva.  Il termine "eustress" si riferisce proprio all'esperienza di affrontare una sfida, correre un rischio e sentirsi ricompensati da un risultato positivo. Anche i risultati negativi o gli eventi traumatici possono essere "esperienze di crescita" per molti individui e possono promuovere la resilienza (la capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà sul lavoro o a scuola ecc.). Una volta che la minaccia è risolta, l’organismo dovrebbe tornare a uno stato normale e rilassato. Tuttavia, quando l'individuo percepisce uno stressor come troppo intenso, o cronico, potrebbe non riuscire ad affrontarlo. In questo caso, la risposta allo stress non si risolve con uno stato di equilibrio e può portare ad effetti negativi per l’organismo ("distress").

 

Molteplici organi e sistemi sono coinvolti direttamente o indirettamente nella risposta di attivazione dell’organismo allo stress, la cosiddetta risposta di “attacco o fuga”. Il più conosciuto è l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), unità neuroendocrina la cui attivazione esita nel rilascio di glucocorticoidi come il cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, e di catecolamine, come la noradrenalina. L’attivazione di questo sistema, come il coinvolgimento dei sistemi immunitario, cardiovascolare e respiratorio, è soggetta ad autoregolazione e, in condizioni fisiologiche, si spegne autonomamente.

 

In un ambiente sociale e fisico in evoluzione, il cervello e il corpo rispondono anche a livello comportamentale per adattarsi. Le cellule neuronali e le loro connessioni, infatti, sono rimodellati dalle esperienze pregresse per consentire risposte comportamentali appropriate a ciò che l'individuo sta vivendo, come ad esempio essere più vigili e ansiosi in un ambiente potenzialmente pericoloso. 

 

La risposta all’ambiente sfidante in cui viviamo è in gran parte soggettiva, così come le risposte fisiche e le risorse psicologiche che mettiamo in atto per affrontarle.

 

Pur non essendo una patologia in sé, una condizione di stress prolungata (stress cronico), può svolgere un ruolo significativo nell’insorgenza, nel mantenimento e nel peggioramento di una grande quantità di problematiche sia fisiche che psichiche. L'Organizzazione mondiale della sanità ha riconosciuto lo stress come una "epidemia mondiale" data l'entità dei suoi effetti deleteri nel XXI secolo.

 

 

Conseguenze

Considerando i numerosi bersagli cellulari dei mediatori della risposta allo stress, appare ovvio che la durata prolungata della stessa possa influenzare negativamente, direttamente o indirettamente, praticamente tutti gli organi e i tessuti. 

 

I sintomi dello stress possono influenzare il corpo, i pensieri, i sentimenti e il comportamento. Lo stress cronico non controllato può indebolire il sistema immunitario e contribuire a molti problemi di salute, come ipertensione, malattie cardiache, obesità, diabete, ansia e depressione. Fra i sintomi più comuni associati allo stress troviamo:

 

  • Sintomi fisici: mal di testa, dolori o tensione muscolare, tachicardia, ipertensione, affaticamento, cambiamento degli impulsi sessuali, disturbi gastrointestinali, disturbi del sonno.
  • Sintomi sull’umore: ansia, irrequietezza, mancanza di motivazione, mancanza di concentrazione, sentirsi sopraffatti, irritabilità, rabbia, tristezza, depressione, stanchezza.
  • Sintomi sul comportamento: mangiare troppo o troppo poco, scoppi di rabbia, abuso di alcol, droghe o fumo, ritiro sociale, esercizio meno frequente.

 

Nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association (noto anche con la sigla DSM, ora alla sua 5° versione), molti sintomi e disturbi sono associati allo stress e i termini "stress" o "stressor" sono ricorrenti in molte categorie (disturbi depressivi, distrurbo post-traumatico da stress, disturbi d’ansia ecc.). 

 

Fra le conseguenze dello stress cronico un ruolo rilevante lo gioca il coinvolgimento del sistema immunitario, infatti il suo potenziamento indotto da stress acuto è utile per migliorare l'immunizzazione, combattere un'infezione o riparare una ferita, ma può anche essere dannoso per la salute come accade in diverse malattie autoimmuni, e d’altro canto un'esposizione cronica allo stress sembra avere l'effetto opposto, provocando una soppressione immunitaria. 

 

Spesso per sconfiggere lo stress cronico, e le sue conseguenze negative, il consulto con il medico, o il supporto psicologico, rivestono una notevole importanza dato che possono aiutare il soggetto a individuare ed eliminare gli stimoli stressanti e a mettere in campo interventi che possano migliorare la risposta dell’organismo e la capacità di gestione, intervenendo se necessario, anche con terapie psicologiche o farmacologiche.

Stress e Asse-Microbiota-Intestino-Cervello

Disturbi gastrointestinali, come la sindrome dell'intestino irritabile, sono spesso associati a disturbi affettivi, come ansia e depressione, suggerendo una correlazione tra i meccanismi fisiopatologici alla base sia degli uni che degli altri. Inoltre, la relazione fra la salute intestinale e quella dell’intero organismo, primo fra tutti il cervello, è nota dagli albori della medicina e nel percepito comune, tanto che in tutte le lingue esistono modi di dire che mettono in relazione lo stato emotivo con la funzione gastrointestinale.

 

L'asse intestino-cervello (in inglese Gut-Brain Axis, GBA) consiste nella comunicazione bidirezionale tra il Sistema Nervoso Centrale (SNC) e il Sistema Nervoso Enterico (SNE), una rete di milioni di neuroni necessaria a regolare le funzioni motorie del tratto digerente.

 

Il tratto intestinale è l'area più abbondantemente colonizzata da batteri del corpo umano. Si definisce microbiota intestinale l’insieme di microrganismi, noti come "commensali", che colonizzano questa nicchia ecologica. Il microbiota intestinale è oggi considerato fondamentale nella comunicazione tra intestino e cervello, generando il concetto relativamente recente di asse microbiota-intestino-cervello. La sua colonizzazione inizia nel periodo perinatale e co-evolve in parallelo con il sistema nervoso, con finestre temporali critiche, comuni nello sviluppo di entrambe, nell’infanzia, nell’adolescenza, nell’età adulta e nell’invecchiamento.

 

Gran parte dei primi studi riguardanti la comunicazione intestino-cervello si sono concentrati sulla funzione digestiva e sulla sazietà, ma recentemente la ricerca ha focalizzato l'attenzione sugli effetti della comunicazione inversa, dall’intestino al cervello, sui processi cognitivi e psicologici di ordine superiore. Questa comunicazione bidirezionale coinvolge strutture nervose (SNE e nervo vago), il sistema immunitario, i messaggeri chimici (neurotrasmettitori e neuropeptidi), alcune sostanze prodotte dal microbiota, e l’asse HPA.

 

Negli ultimi due decenni sono state prodotte molteplici evidenze in riferimento al ruolo reciproco fra microbiota e stress, suggerendo che se da un lato la composizione del microbiota viene alterata dallo stress, dall’altro questi batteri, e le conseguenze del loro metabolismo, possono contribuire a modificare la risposta allo stress. La composizione del microbiota intestinale, infatti, risulta alterata nei soggetti affetti da numerose patologie non solo gastrointestinali come la Sindrome dell’Intestino Irritabile, ma anche metaboliche (diabete), neurodegenerative (malattia di Alzheimer) e psichiatriche (ansia e depressione). Allo stesso modo soggetti con sindrome dell’intestino irritabile mostrano una maggiore incidenza di sintomi ansiosi e depressivi. 

 

Sebbene ci sia ancora molto da studiare e sperimentare per comprendere appieno questo microcosmo e gli effetti sulla salute umana, esso rappresenta un target interessante per lo studio e lo sviluppo di nuove terapie, con una lista sempre crescente di disturbi legati alla salute mentale e alla funzione cognitiva. Il microbiota, infatti, nella sua complessità e variabilità nel corso della vita, è sensibile agli interventi volti a modificarlo inclusi la dieta, l’esercizio fisico, utilizzo di antibiotici o di prodotti come prebiotici e probiotici.

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